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Meditazione di consapevolezza: uno strumento per evadere dalla quarantena

L’11 marzo 2020 l’OMS dichiara lo stato di pandemia dopo aver battezzato con il nome COVID-19, dato dall’unione di CO-rona VI-rus D-isease con l’anno d’identificazione il 2019[1], una polmonite atipica di nuova generazione, con questa disposizione si origina uno stato di allerta che porta i leader mondiali a scegliere di fronteggiare il virus come un nemico ed  approcciarsi all’esperienza in corso come se fosse una guerra.

L’Italia si presenta come il primo membro dell’UE con un alto numero di contagi, i primi focolai vengono individuati nelle città industrializzate del Nord e poi successivamente nel resto del paese e così il governo Conte in prima battuta, a causa di un sistema sanitario nazionale devastato da decenni di tagli economici, emette una serie di misure urgenti finalizzate a contenere il virus attraverso la creazione di zone rosse ed emettendo successivamente disposizioni che, seppur nate per la tutela della salute pubblica, arrivano ad essere sempre più rigide decreto dopo decreto e a chiudere in casa il cittadino ammalato e non, senza però arrestare del tutto il sistema di produzione.

La quotidianità cambia drasticamente e velocemente: lavoro, relazioni, sport, cultura, formazione, arte, tempo libero come erano conosciuti prima scompaiono. La vita è guidata da nuove e rigide regole di comportamento tra cui distanza sociale di 1 mt, divieto di assembramenti, divieto di attività fisica all’aperto, divieto di trasferimenti da un comune ad un altro, mentre è consentito uscire solo per necessità e così portare fuori il cane e fare la spesa al supermercato diventano “l’ora d’aria”. Tempo e spazio si trasformano, l’esistenza viene scandita da ritmi imposti, innaturali ed alienanti, da autocertificazioni, da controlli delle forze dell’ordine, da nuclei familiari separati, da decessi senza funerali, da mascherine e guanti usati a discrezione e senza consapevolezza della loro effettiva utilità, interpretati dal cittadino come un salva vita, ma più simili a bavagli e separatori di contatti sociali. Inizia una vita di lunghe file silenziose uno dietro l’altro per prendere i viveri, che sono l’unico momento per vedere altri esseri umani al di fuori del nucleo familiare domestico ed il tutto sotto il controllo di forze dell’ordine e di haters da balcone, autoinvestitisi di un ruolo poliziesco che gli permette di scaricare la rabbia sul prossimo, di separare ed infettare di odio, di distruggere quel barlume di empatia e solidarietà con cui si era diffuso il motto “Stiamo distanti oggi, per abbracciarci con più calore domani”.

Tutto questo incide sul cervello in cui ci sono delle cellule neuronali che sono collegate tra loro in reti e, trasmettendo l’impulso nervoso da una cellula ad un’altra attraverso le sinapsi-abitudini, diffondono le informazioni. Dopo 21 giorni di non uso del collegamento sinaptico questo decade dando spazio alla nascita di nuovi, che nel nostro caso specifico sono conseguenza dell’attuale stile di vita in isolamento, quindi a nuove regole corrispondono nuove sinapsi-abitudini. Sul cervello incidono anche gli stessi pensieri che viaggiano nella mente e che provengono ad esempio sia da fonti di informazioni ufficiali, sia dall’informazione giornaliera veicolata da gruppi chat, da opinionisti e dai mass media; le parole sono dotate di un forte potere e così un bombardamento di informazioni spesso discordanti va a ledere una mente già provata. Iniziano così a viaggiare inconsapevolmente pensieri intrusivi sul contagio, la malattia, l’altro, la morte che portano ad un’ossessiva ricerca di informazioni e ad una produzione di emozioni negative che si manifestano sul corpo, andando ad indebolire il sistema immunitario rendendolo più vulnerabile.

Tipico dell’essere umano è stato cedere la responsabilità della propria esistenza alle istituzioni, separarsi dagli esseri e dal proprio potere di scelta e creazione, come conseguenza di ciò si ritrova oggi chiuso dentro casa ad aspettare, ma per capire lo stato di detenzione odierno va fatto un passo indietro a quando è avvenuta una trasformazione: da microcosmi di un macrocosmo, solidali, interconnessi ed empatici, gli esseri umani sono diventati ingranaggi di un sistema economico-politico neoliberista. Individui sconnessi, competitivi, individualisti, funzionali e fondamentali per la produzione, fino al 7 marzo dominati dallo “stress della vita”, dalle patologie contemporanee come ansia e depressione si sono “curati” con dipendenze per placare la sofferenza. Connesso al mondo a livello tecnologico, sconnesso dalla coscienza saggia, dall’ascolto del proprio corpo e delle proprie emozioni, dagli esseri e dalla terra, l’uomo contemporaneo, che è sotto il controllo dell’Ego, ora è fermo, detenuto ed in isolamento. Vietato il contatto con gli altri, vietato muoverci nella realtà di fuori ci troviamo a sperimentare il fallimento della nostra creazione collettiva precedente, del mondo che scelta dopo scelta abbiamo messo in essere: una generazione avvenuta a livello di credenza che, come riporta Pizza, è “un particolare processo proiettivo, che conduce allo stabilirsi di un tipo particolarmente complesso di legame. Si è portati a credere qualcosa non perché si condivide il patrimonio comune (la cultura) ma al contrario, perché gran parte del contenuto della credenza è frutto di una proiezione privata dell’osservatore, di colui o colei che crede”[2]. In virtù di ciò a quali credenze stiamo dando vita oggi mentre Covid-19 ricorda a tutti che la salute come diritto è “uno stato di totale benessere fisico, mentale e sociale” e non semplicemente “assenza di malattie o infermità[3]”?

Se vogliamo evitare danni mentali, umani, sociali e trasformare la situazione attuale in una possibilità per un futuro diverso, dobbiamo agire nel presente e usare la quarantena come un’occasione per cambiare il vecchio habitus, impedendoci di incorporare disposizioni che generino uno nuovo ancora più alienante ed entrare nel mondo di dentro, quello dell’inconscio. Usando la meditazione di consapevolezza impariamo ad osservare i processi e i prodotti della mente che funziona attraverso dualità, categorie oppositive come sano-malato, giusto-sbagliato, noi-altri e mette in essere sempre le stesse reazioni come risposta agli eventi, in quanto è incastrata nel pilota automatico egoico, funzionale a garantire la sopravvivenza e per questo a non aprirsi al nuovo, nonostante il vecchio sia disfunzionale. Il quotidiano uso degli strumenti di pratiche meditative in quarantena, addestrando l’attenzione a tornare al momento presente, apre lo spazio di consapevolezza, insegna l’osservazione e la dis-identificazione attentiva dal divagare avanti e indietro tra ricordi e preoccupazioni, così da non nutrire paure e pensieri intrusivi sul covid-19, depotenziare la forte presa emotiva che influenza le difese immunitarie[4] e portare alla luce ciò che agisce a livello inconscio.

Citando Zerocalcare che parla di Roma e dice “sta città è n’alveare” oggi si può scegliere di essere piccole api operaie rinchiuse a rimuginare e ruminare, oppure esploratrici dell’inconscio.

Oggi siamo invitati a ricordarci che siamo collettività, a rispettare l’altro, noi stessi e la terra, a ricordare l’innata interconnessione, senza che siano forze dell’ordine ad imporci di essere umani. Oggi che anche noi come i detenuti delle carceri di tutto il mondo guardiamo alle stelle, agli uccelli nel cielo, alle montagne in lontananza, ricordiamo abbracci, cene, mostre, incontri, consapevoli di cosa significa essere privati della libertà, possiamo agire nel presente per cambiare il domani.

Jasmine Di Benedetto


[1]http://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/dettaglioContenutiNuovoCoronavirus.jsp?lingua=italiano&id=5337&area=nuovoCoronavirus&menu=vuoto

[2] G. Pizza, Antropologia Medica Saperi, pratiche e politiche del corpo, Roma, Carocci Editore, 2013, pg. 209.

[3]http://www.salute.gov.it/portale/rapportiInternazionali/dettaglioContenutiRapportiInternazionali.jsp?lingua=italiano&id=1784&area=rapporti&menu=mondiale

[4] Zindel V., Segal J., Mark G., Williams John D. Teasdale, MINDFULNESS AL DI LA’ DEL PENSIERO, ATTRAVERSO IL PENSIERO, Torino, Bollati Boringhieri, 2014, Pg.291

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