Browsing Category

Mindfulness

#medicinanaturale, Benessere, Consapevolezza, Meditazione, Mindfulness, Prevenzione, Salute

Niente PIú acne

Ho sofferto per anni di problemi alla pelle, che é il più grande organo del nostro corpo e funge da barriera protettiva, ma non solo dagli agenti patogeni, anche dal mondo esterno come relazioni, situazioni, giudizi e prevaricazioni.

Quando ho iniziato a lavorare come operatrice olistica, operatrice Bars Access Cosciousness, con la medicina alternativa, come istruttrice Mindfulness e Life coach quello che notavo era che se mi sentivo non a mio agio in un contesto la mia pelle me lo raccontava con un foruncolo. 

Se mi facevo assorbire mi usciva un brufolo, insomma se mi arrabbiavo compariva sul mio viso un accesso di rabbia, un bozzo che mi ricordava in questo modo cosa avevo “abbozzato”. La sua funzione era di mettere in luce quello che stavo facendo a me, privandomi della llibertá di scegliere per il mio bene e accettando situazioni per senso di dovere. In fondo accadeva da sempre nella vita di tutti i giorni, solamente che da quando avevo iniziato a lavorare con la consapevolezza avevo gli strumenti per vedere, per ascoltarmi e smetterla di mentirmi.

Ogni volta che dicevo sí agli altri e no a me stessa, introducevo cibi e bevande che dovevano riempirmi del vuoto energetico. Quella energia andava dispersa altrove a nutrire i sogni degli altri e non diretta a realizzare i miei obiettivi, perché ero mossa da un senso di dovere-colpa, tipico delle “crocerossine”. Il mio stile di vita tracollava nel baratro e non per piacere dell’esperienza, ma per consolarmi con quella che é una sorta di gestione scorretta delle emozioni.

Piú studiavo, lavoravo e mi specializzavo, piú imparavo a leggere il corpo ed i suoi segnali. 

I sintomi-sensazioni fisiche, prima di fondersi in un insieme e diventare una patologia, sono dei messaggi che si manifestano sul corpo e vanno letti come allarmi che ci indicano dov’é lo squilibrio. Possiamo individuare sul corpo 7 centri energetici-emozionali che corrispondono ad organi specifici localizzati in quell’area, lí si va a manifestare l’emozione sotto forma di sensazione fisica, ma l’emozione é una sorta di scoria prodotta dal pensiero che in modo intrusivo si infila ripetutamente nella mente.

Cosí attraverso la meditazione ho ripulito la mente dai programmi-virus mentali che mi impedivano tante cose, mi avevano creato questa maschera sul volto che mi ricordava che mi stavo dimenticando di me e dei miei sogni e accompagnata dal mio counselor Alessandro Karbon sono scesa ancora piú in profonditá per liberarmi di blocchi profondi.

I miei sogni erano aiutare gli altri come continuo a fare, ma soprattutto tornare quello che ero: un’artista e permettermi come coscienza di esprimermi libera.

Mancava ancora qualcosa, mancava coccolare il corpo e cosí accarezzata dai massaggi di Maria Rosaria Leombruno, riequilibrata nell’omeostasi da Manuela Di Vito, guidata nell’Hatha Yoga da Simona Pace, riabilitata in dei traumi dai metodi di Lisa Vinci sono andata avanti nel capire che il mio corpo chiedeva amore, vitalitá e movimento. Vengo dalla danza, era ovvio che dovessi tornare a farlo muovere.

Avevo ripulito e nutrito in modo sano la mente e la coscienza ed ero passata al corpo, consapevole che il benessere riguarda tutte le parti e non si puó privilegiare una sola e cosí guidata dal mio compagno Chef Angelo Rosso e dal Nutrizionista Davide Campioni ho imparato la preparazione e la nutrizione sana ed equilibrata.

Dopo tutto questo percorso in cui ho avuto l’accompagnamento di professionisti nel momento del bisogno, ho potuto creare una morning routine con cui accompagnarti per prenderti cura di te consapevolmente, con leggerezza e serenità.

Da aggiungere a quello che normalmente fai come skincare, massaggi, nutrizione sana, sport..

La morning routine consapevole e’

Meditazione, movimento, colazione equilibrata, integratori naturali.

Contattami al +39 3923391113 e creeremo una tua morning routine con i miei servizi e prodotti di integrazione alla nutrizione sana.

dott.ssa Jasmine Di Benedetto

Antropologia della vita quotidiana, arte, Benessere, Blog, Consapevolezza, Meditazione, Mindfulness, Salute

amore che vieni amore che vai

L’amore ha forme leggere dell’essere e del non essere simultaneamente.

Un’assenza apre una fessura nel cuore, tale da lasciar entrare una luce così forte che spazza via tutte le resistenze ed i racconti che il nostro Io ci narra per tenerci al sicuro, in quello che poi sicuro non è, per proteggerci dal dolore, che visto da un’altra prospettiva nemmeno poi così male fa.

L’amore tace, osserva e si muove in silenzio, delicatamente, tra tumulti interiori, guance che arrossiscono e cuori che battono. Tutto accade nella frazione di pochi secondi, quelli del primo incontro ed agisce per mettere tutto in un caos da cui genera il suo ordine cosmico, ah l’amore.

L’amore è una sorta di attivatore di evoluzione, un acceleratore esistenziale che ti spinge verso il meglio di te, per te, con te e con chi è te, perché si sa che quando si parla di Amore quello con la A maiuscola, così grande che sembra una montagna, l’altro è te in un altro corpo arrivato a sostenerti al suo braccio ogni volta che inciampi.

In tempi senza abbracci, senza contatti, senza incontri, in tempi fermi, l’amore per se stessi consente di iniziare a prendersi cura di sè, ascoltarsi, liberarsi da pensieri e schemi che non ci appartengono e scegliere di vivere la propria vita in amore e libertà, così da proiettare fuori tutto il nostro amore.

Jasmine Di Benedetto

“La riproduzione di informazioni e notizie è lecita purché non sia effettuata con l’impiego di atti contrari agli usi onesti in materia giornalistica e purché se ne citi la fonte.” 

Art. 101 comma 1 della legge 633/41 sulla protezione del diritto d’autore.

Antropologia medica, Benessere, Blog, Consapevolezza, Meditazione, Mindfulness, Prevenzione, Salute

Ama cio’ che di te non ami

Pixabay

Vivendo, andiamo incontro a delle trasformazioni.

Come acqua che scorre e prende la forma del solco scavato nella terra dal suo continuo fluire di volta in volta infinito, dirompente e differente, gli eventi e le situazioni scavano in noi cicatrici profonde e, seppur nel cuore consapevoli, continuiamo a voler credere di essere rimasti immutati.

Accadono cose innescate dalle nostre scelte, possiamo diventare saggi o diventare cattivi.

Cattivi è spesso o sempre la risposta più comune che si genera dopo esperienze di dolore e che si attiva ogni volta che ci sentiamo minacciati ed in pericolo, ogni volta che un nuovo dolore sembra essere all’orizzonte.

Dopo un lungo transito planetario nei più bui buchi neri del nostro universo mentale, quando gran parte del fattibile è stato fatto, è lì che inizia il processo di risalita. Dal buio più nero lentamente avviene la trasformazione della sofferenza il saggezza, del dolore in compassione, della rabbia in amore.

Antropologia della vita quotidiana, Antropologia medica, Benessere, Blog, Consapevolezza, Meditazione, Mindfulness, Prevenzione, Salute

vuoto contemporaneo

Il mito di Narciso racconta di un personaggio così tanto preso da se stesso che morì annegato osservando la sua immagine riflessa in uno specchio d’acqua, altre versioni inseriscono la ninfa Eco, ma oggi quello che si sa è che il narcisismo come stile di personalità, in un continuum che va da sano grado zero a patologico grado cento, riguarda tutti.

Ho studiato in lungo e in largo il fenomeno nelle sue declinazioni maladattative, l’ho studiato da un punto di vista psicologico, sociale, antropologico, esistenziale, comportamentale.

Un po’ come l’istrione, che, se levato dal palcoscenico usa il suo magnetismo per sedurre più prede, il narciso li colleziona e li cataloga come se fossero dei francobolli di diverso valore da uno più basso al più alto e senza venderli mai del tutto e senza mai cederli, semmai mettendoli in un cassetto in modo da poterci giocare ogni volta che ne ha voglia.

Innamorato del suo falso sè e caratterizzato da un cratere nel petto, scollegato dalla sua anima alla quale non riconosce voce, profondo come una pozzanghera su un cemento nuovissimo, succhia scintille di luce dai suoi innumerevoli specchi, che vengono immancabilmente rotti quando iniziano a riflettere la sua vera natura buia, egoista, vuota e sofferente, infatti a furia di attingere li va a consumare della loro energia.

I guaritori, gli empatici, sono spesso quelli che cadono nel gioco poiché ne sentono la sofferenza e si prodigano per guarire il narciso, finendo per autodistruggersi sentendosi impotenti.

Questo si ripete fino al momento in cui accade la magia e cioè si rendono conto che l’unica cosa che dovevano fare era accettare, smettere di credersi i salvatori del mondo, poiché non hanno capacità di scegliere al posto del sofferente, al quale quella vita piace o forse solo quella conosce, ma comunque è quella che ha scelto per sè.

Tralasciando lo studio dell’albero genealogico, risulta evidente che questo comportamento disfunzionale, che porta ad un certo tipo di struttura di personalità e schemi mentali, in parte viene appreso visto che l’essere umano apprende per mimesi, in parte è una difesa messa su dalla mente a seguito di traumi dei primi anni dell’infanzia.

Il narciso circondato di specchi umani e letterali alterna fuga e dipendenza nascondendo un bambino interiore solo, triste ed inascoltato.

Credere di “salvarlo” è un po’ come credere che il metadone possa salvare un eroinomane, è da complici.

Nel mondo contemporaneo il narcisismo assume varie forme e da non confondere con il sano amor proprio e il desiderio di esibirsi. Per riconoscere il narcisismo patologico, al fine di evitare quel tipo di relazione in qualsiasi sfera dell’esistenza basterebbe sentire il centro del petto, se ti arriva un Pugno allo stomaco che sale verso il cuore e senti un pezzo che si stacca, sorridi e cambia strada.

Jasmine Di Benedetto

Blog, Consapevolezza, Meditazione, Mindfulness

Meditazione di consapevolezza: uno strumento per evadere dalla quarantena

L’11 marzo 2020 l’OMS dichiara lo stato di pandemia dopo aver battezzato con il nome COVID-19, dato dall’unione di CO-rona VI-rus D-isease con l’anno d’identificazione il 2019[1], una polmonite atipica di nuova generazione, con questa disposizione si origina uno stato di allerta che porta i leader mondiali a scegliere di fronteggiare il virus come un nemico ed  approcciarsi all’esperienza in corso come se fosse una guerra.

L’Italia si presenta come il primo membro dell’UE con un alto numero di contagi, i primi focolai vengono individuati nelle città industrializzate del Nord e poi successivamente nel resto del paese e così il governo Conte in prima battuta, a causa di un sistema sanitario nazionale devastato da decenni di tagli economici, emette una serie di misure urgenti finalizzate a contenere il virus attraverso la creazione di zone rosse ed emettendo successivamente disposizioni che, seppur nate per la tutela della salute pubblica, arrivano ad essere sempre più rigide decreto dopo decreto e a chiudere in casa il cittadino ammalato e non, senza però arrestare del tutto il sistema di produzione.

La quotidianità cambia drasticamente e velocemente: lavoro, relazioni, sport, cultura, formazione, arte, tempo libero come erano conosciuti prima scompaiono. La vita è guidata da nuove e rigide regole di comportamento tra cui distanza sociale di 1 mt, divieto di assembramenti, divieto di attività fisica all’aperto, divieto di trasferimenti da un comune ad un altro, mentre è consentito uscire solo per necessità e così portare fuori il cane e fare la spesa al supermercato diventano “l’ora d’aria”. Tempo e spazio si trasformano, l’esistenza viene scandita da ritmi imposti, innaturali ed alienanti, da autocertificazioni, da controlli delle forze dell’ordine, da nuclei familiari separati, da decessi senza funerali, da mascherine e guanti usati a discrezione e senza consapevolezza della loro effettiva utilità, interpretati dal cittadino come un salva vita, ma più simili a bavagli e separatori di contatti sociali. Inizia una vita di lunghe file silenziose uno dietro l’altro per prendere i viveri, che sono l’unico momento per vedere altri esseri umani al di fuori del nucleo familiare domestico ed il tutto sotto il controllo di forze dell’ordine e di haters da balcone, autoinvestitisi di un ruolo poliziesco che gli permette di scaricare la rabbia sul prossimo, di separare ed infettare di odio, di distruggere quel barlume di empatia e solidarietà con cui si era diffuso il motto “Stiamo distanti oggi, per abbracciarci con più calore domani”.

Tutto questo incide sul cervello in cui ci sono delle cellule neuronali che sono collegate tra loro in reti e, trasmettendo l’impulso nervoso da una cellula ad un’altra attraverso le sinapsi-abitudini, diffondono le informazioni. Dopo 21 giorni di non uso del collegamento sinaptico questo decade dando spazio alla nascita di nuovi, che nel nostro caso specifico sono conseguenza dell’attuale stile di vita in isolamento, quindi a nuove regole corrispondono nuove sinapsi-abitudini. Sul cervello incidono anche gli stessi pensieri che viaggiano nella mente e che provengono ad esempio sia da fonti di informazioni ufficiali, sia dall’informazione giornaliera veicolata da gruppi chat, da opinionisti e dai mass media; le parole sono dotate di un forte potere e così un bombardamento di informazioni spesso discordanti va a ledere una mente già provata. Iniziano così a viaggiare inconsapevolmente pensieri intrusivi sul contagio, la malattia, l’altro, la morte che portano ad un’ossessiva ricerca di informazioni e ad una produzione di emozioni negative che si manifestano sul corpo, andando ad indebolire il sistema immunitario rendendolo più vulnerabile.

Tipico dell’essere umano è stato cedere la responsabilità della propria esistenza alle istituzioni, separarsi dagli esseri e dal proprio potere di scelta e creazione, come conseguenza di ciò si ritrova oggi chiuso dentro casa ad aspettare, ma per capire lo stato di detenzione odierno va fatto un passo indietro a quando è avvenuta una trasformazione: da microcosmi di un macrocosmo, solidali, interconnessi ed empatici, gli esseri umani sono diventati ingranaggi di un sistema economico-politico neoliberista. Individui sconnessi, competitivi, individualisti, funzionali e fondamentali per la produzione, fino al 7 marzo dominati dallo “stress della vita”, dalle patologie contemporanee come ansia e depressione si sono “curati” con dipendenze per placare la sofferenza. Connesso al mondo a livello tecnologico, sconnesso dalla coscienza saggia, dall’ascolto del proprio corpo e delle proprie emozioni, dagli esseri e dalla terra, l’uomo contemporaneo, che è sotto il controllo dell’Ego, ora è fermo, detenuto ed in isolamento. Vietato il contatto con gli altri, vietato muoverci nella realtà di fuori ci troviamo a sperimentare il fallimento della nostra creazione collettiva precedente, del mondo che scelta dopo scelta abbiamo messo in essere: una generazione avvenuta a livello di credenza che, come riporta Pizza, è “un particolare processo proiettivo, che conduce allo stabilirsi di un tipo particolarmente complesso di legame. Si è portati a credere qualcosa non perché si condivide il patrimonio comune (la cultura) ma al contrario, perché gran parte del contenuto della credenza è frutto di una proiezione privata dell’osservatore, di colui o colei che crede”[2]. In virtù di ciò a quali credenze stiamo dando vita oggi mentre Covid-19 ricorda a tutti che la salute come diritto è “uno stato di totale benessere fisico, mentale e sociale” e non semplicemente “assenza di malattie o infermità[3]”?

Se vogliamo evitare danni mentali, umani, sociali e trasformare la situazione attuale in una possibilità per un futuro diverso, dobbiamo agire nel presente e usare la quarantena come un’occasione per cambiare il vecchio habitus, impedendoci di incorporare disposizioni che generino uno nuovo ancora più alienante ed entrare nel mondo di dentro, quello dell’inconscio. Usando la meditazione di consapevolezza impariamo ad osservare i processi e i prodotti della mente che funziona attraverso dualità, categorie oppositive come sano-malato, giusto-sbagliato, noi-altri e mette in essere sempre le stesse reazioni come risposta agli eventi, in quanto è incastrata nel pilota automatico egoico, funzionale a garantire la sopravvivenza e per questo a non aprirsi al nuovo, nonostante il vecchio sia disfunzionale. Il quotidiano uso degli strumenti di pratiche meditative in quarantena, addestrando l’attenzione a tornare al momento presente, apre lo spazio di consapevolezza, insegna l’osservazione e la dis-identificazione attentiva dal divagare avanti e indietro tra ricordi e preoccupazioni, così da non nutrire paure e pensieri intrusivi sul covid-19, depotenziare la forte presa emotiva che influenza le difese immunitarie[4] e portare alla luce ciò che agisce a livello inconscio.

Citando Zerocalcare che parla di Roma e dice “sta città è n’alveare” oggi si può scegliere di essere piccole api operaie rinchiuse a rimuginare e ruminare, oppure esploratrici dell’inconscio.

Oggi siamo invitati a ricordarci che siamo collettività, a rispettare l’altro, noi stessi e la terra, a ricordare l’innata interconnessione, senza che siano forze dell’ordine ad imporci di essere umani. Oggi che anche noi come i detenuti delle carceri di tutto il mondo guardiamo alle stelle, agli uccelli nel cielo, alle montagne in lontananza, ricordiamo abbracci, cene, mostre, incontri, consapevoli di cosa significa essere privati della libertà, possiamo agire nel presente per cambiare il domani.

Jasmine Di Benedetto


[1]http://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/dettaglioContenutiNuovoCoronavirus.jsp?lingua=italiano&id=5337&area=nuovoCoronavirus&menu=vuoto

[2] G. Pizza, Antropologia Medica Saperi, pratiche e politiche del corpo, Roma, Carocci Editore, 2013, pg. 209.

[3]http://www.salute.gov.it/portale/rapportiInternazionali/dettaglioContenutiRapportiInternazionali.jsp?lingua=italiano&id=1784&area=rapporti&menu=mondiale

[4] Zindel V., Segal J., Mark G., Williams John D. Teasdale, MINDFULNESS AL DI LA’ DEL PENSIERO, ATTRAVERSO IL PENSIERO, Torino, Bollati Boringhieri, 2014, Pg.291

Antropologia della vita quotidiana, Antropologia medica, arte, Benessere, Blog, Consapevolezza, Meditazione, Mindfulness

il virus della paura e la stampa untrice

Premesso che non tutti i giornalisti sono uguali, non tutti i quotidiani, riviste, periodici o qualsiasi strumento di divulgazione sono venditori di fumo e ciarlataneria, ma quello che sta venendo alla luce in questo periodo di emergenza Coronavirus è il mostruoso menefreghismo mercenario di molte testate.

Si sapeva già ovviamente, ma il gioco di spargere paura ed allarmismo, con notizie falsate e manipolate con l’intento di mettere su un teatrino che favorisca loro e chi da loro favoriti, è alquanto triste.

Gli esseri umani sono pressappoco funzionanti tutti allo stesso modo, chi dice di non provare paura o emozioni soffre di Alessitimia, una ridotta consapevolezza emotiva che è uno schema abitudinario del cervello attivato per non provare il dolore. Quindi sì, siamo tutti uguali ed in ognuno di noi sono presenti delle memorie e dei semi. Se andiamo ad innaffiare i semi quello che succede è che crescono e diventano piante. I semi giovevoli come gratitudine, amore, collaborazione, solidarietà ecc sono semi che servono per vivere al meglio, come singolo e parte della collettività; i semi come paura, odio, razzismo ecc servono a creare un mondo di separazione, individualismo, violenza, omicidi, cioè il mondo in cui noi viviamo oggi e che abbiamo creato e continuiamo a creare.

Se, in una fase così delicata, quello che viene fatto è annaffiare i semi di paura, quello che si genera è panico, fuga, rispetto di nulla e nessuno che degenera in stato di polizia, che non è evoluto, non è libertà ed è anche vergognoso che ci debba essere l’arresto per far sì che le persone siano empatiche verso altre persone.

L’arresto per ricordarci di essere empatici? Ma davvero è servito un decreto?

Ebbene sì, perché la fuga di notizie dell’8 marzo ad opera della stampa nazionale, in merito ad un decreto non ancora ufficiale perché non ancora in Gazzetta, ha fatto sì che gente che aveva il semino della paura già stimolato e che aveva cercato di far finta di niente, continuando una vita mondana in una situazione ormai mutata, si è ritrovata attanagliata da liane mentali ed in uno stato di panico. Invece di osservare la propria umana paura e portarla alla luce per liberarsene, si è fatto finta di stare bene, ma non si poteva stare tranquilli se si era bombardati da notizie funzionali a far fiorire una pianta carnivora e così, dopo l’ennesima mossa, l’inconsapevolezza ha regnato sovrana.

Tutto appare come una sorta di esperimento sociale mediatico che visualizzo così: delle persone dietro a degli schermi lanciano input che attivano virus nei cervelli ed osservano la reazione del gruppo di studio chiuso in una scatola a vetri, una fusione cinematografica tra “The Truman Show” e “Se dio esiste vive a Bruxelles”. Così gli ignari ed inconsapevoli cervelli, in cui a livello sottocorticale la manipolazione aveva attecchito riattivando il virus della paura e dell’egoismo e sfociando in atavici comportamenti guidati dalle antiche memorie di sopravvivenza e in nuovi in quanto nuove sinapsi dell’epoca contemporanea global sono sorte, si sono dati alla fuga e sono scesi giù a portar con loro virus e panico.

In automatico si è creato lo stato di polizia che ha bloccato tutto con un decreto che ha fatto sì che, quelli che giudicavano i valicanti dei confini, a loro volta impazzissero per le scorte assalendo i Carrefour h24.

Il cervello è una sorta di computer pieno di virus, abitudini maladattative e l’unica salvezza è la consapevolezza che è uno spazio di pace tra tutto questo.

Perchè meditare, studiare e nustrirsi di arte?

Non di certo perchè ve lo vendo io, ma perchè questa è una guerra alla paura e questo virus sta regalando a tutti la possibilità di risvegliarsi e tornare artefici della propria vita e viverla con CONSAPEVOLEZZA: l’unico antidoto ad una vita vissuta da zombies guidati dal pilota automatico, addormentati.

Inoltre serve a ripulirsi di tutte quelle memorie epigenetiche e dai pensieri, perchè la cosa più bella è che i pensieri si muovono nell’etere e noi li captiamo e li modifichiamo come il gioco del telefono senza filo e li rimbalziamo ad un altro, che li capta e li modifica e li rilancia e così facendo creiamo qualcosa che a furia di essere rimbalzato diventa reale nella materia, come il virus che adesso esiste nella materia. Il cervello va quindi quotidianamente ripulito, non una volta e non uno, ma sempre e tutti i cervelli perchè siamo tutti connessi, non solo a livello di cuore, sede della coscienza-consapevolezza, ma anche a livello di menti: siamo noi i creatori di questo matrix.

Questo virus è stato un ri-attivatore, sicuramente doloroso e brusco, di tante memorie, emozioni, sentimenti, dolori, facciamo in modo di poterlo ringraziare per averci portato ad un grande salto evolutivo e per averci mostrato come il Capitalismo, che ha creato un individuo scollegato, alienato, funzionale solamente alla produzione, egoista, competitivo, possa oggi decretarsi fallito e si possa, come esseri umani, ritornare a creare, condividere, inventare, usare il denaro come strumento per fare esperienza di vita, esprimersi e monetizzare i propri talenti “lavorando per se stessi”liberi da ogni forma di asservimento e schiavitù.

Jasmine Di Benedetto

#medicinanaturale, Antropologia della vita quotidiana, Antropologia medica, arte, Benessere, Blog, Consapevolezza, Etno-medicina, Meditazione, Mindfulness, Prevenzione, Salute

L’amore ai tempi del corona dramma

Pandemia, panico, paura, contagio, infettati, decessi, vaccino…

Sono parole chiave che richiamano concetti funzionali e topoi fondamentali per la stesura di una sceneggiatura di film o romanzi appartenenti al genere catastrofista, apocalittico, post-apocalittico.

I protagonisti sono un gruppo di eroi di numero variabile, toh diciamo 5, tra cui spicca una coraggiosa e giovane donna che, seppur messa per evitare disparità di genere, mostra come in realtà le donne slegate dall’habitus femminile di focolare domestico, siano in grado di compiere grandi atti e salvarsi la vita al pari degli uomini usando i loro talenti e le loro capacità.

Dopo varie peripezie ed essere riusciti a fuggire il più lontano possibile dall’elemento “alieno”, causante la catastrofe imminente, riescono ad aver salva la vita perdendo conoscenti, amici e parenti per “strada”.

Loro però si salvano perché attingono alle innate qualità dell’essere come il coraggio, l’unione, la condivisione, l’amore e non si separano.

Solitamente muoiono quelli in preda al panico, egoisti, individualisti e lobotomizzati dai mass media.

Buon avventura a tutti e che il Corona Virus risvegli più coscienze possibili!

Jasmine Di Benedetto

Antropologia medica, Benessere, Consapevolezza, Meditazione, Mindfulness, Prevenzione, Salute

Meditazione Mindfulness: la meditazione della consapevolezza

Il tuo potere è nell’adesso

Ogni giorno ci troviamo sopraffatti da impegni, situazioni, incontri, scadenze, lavoro, relazioni e tutto questo correre ci allontana dal momento presente che è quello in cui si svolge la vita.

Il nostro cervello ha infatti ereditato dai nostri avi delle memorie che ci hanno consentito di salvarci fuggendo o combattendo in caso di: aggressioni di animali, incendi ed altre situazioni in cui la nostra vita era in pericolo. Sono nate delle reazioni automatiche, delle abitudini (sinapsi: collegamento tra neuroni) che ci consentono di sopravvivere ma il nostro cervello si è andato sempre più sviluppando e così con la corteccia prefrontale la mente, dotata per sua natura della capacità di spostarsi avanti nel futuro per prevedere le situazioni che possono accadere e indietro nel passato per tentare di modificare quelle negative o rivivere le positive ha fatto sì che quei sistemi utili a salvarci la vita si siano trasformati in strumenti che se trasformano i pensieri del passato e del futuro in intrusivi, generano depressione ed ansia perché il nostro corpo reagisce attivando delle risposte fisiologiche sul corpo anche solo nel caso di pensieri, infatti non scinde il reale dall’immaginario.

Lo stesso stress, diventato malattia moderna, è dettato da come noi reagiamo a qualsiasi evento della vita, per questo l’evento scatenante varia in base alla persona e l’importanza della meditazione Mindfulness dipende dalla capacità di disidentificarci dai pensieri ansiosi o depressivi e tornare al momento presente.

Ascoltando i segnali che il corpo ci da come sintomi che sono micro-narrazioni di quello che si muove dentro la nostra mente a livello inconscio e che si esprime sul corpo come se fosse una pagina bianca, una tela, possiamo portare alla luce ciò che ci angoscia diventandone consapevoli e liberandocene, andando a prevenire l’insorgere di patologie o a sostenere la medicina ufficiale durante il percorso di cura.

La parola inglese mindfulness tradotta significa consapevolezza e la definizione più calzante è quella di Jon Kabat-Zinn (padre del protocollo MBSR riduzione dello stress mindful-based ossia basato sulla consapevolezza)

La MINDFULNESS è prestare attenzione con intenzione, al momento presente e in maniera non giudicante.

I benefici della meditazione mindfulness:

La letteratura scientifica ha prodotto tanti articoli che attestano i benefici della meditazione Mindfulness sia da un punto di vista fisiologico, neurologico, comportamentale ed esistenziale infatti

Permette di gestire:

depressione, stress, paura, ansia e disagio

il dolore fisico e i dolori cronici.

Calma la mente, migliora la memoria e aumenta la concentrazione.

Combatte l’insorgenza di malattie neurodegenerative e la diminuzione della materia grigia.

Esalta la creatività e permette la riscoperta della propria unicità e dei propri talenti.

 Per ottenere i benefici della meditazione mindfulness, infatti, dovrai praticare sempre con costanza ma per migliorare la qualità della tua vita la soluzione è dentro di te e solo qui e ora.