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amore che vieni amore che vai

L’amore ha forme leggere dell’essere e del non essere simultaneamente.

Un’assenza apre una fessura nel cuore, tale da lasciar entrare una luce così forte che spazza via tutte le resistenze ed i racconti che il nostro Io ci narra per tenerci al sicuro, in quello che poi sicuro non è, per proteggerci dal dolore, che visto da un’altra prospettiva nemmeno poi così male fa.

L’amore tace, osserva e si muove in silenzio, delicatamente, tra tumulti interiori, guance che arrossiscono e cuori che battono. Tutto accade nella frazione di pochi secondi, quelli del primo incontro ed agisce per mettere tutto in un caos da cui genera il suo ordine cosmico, ah l’amore.

L’amore è una sorta di attivatore di evoluzione, un acceleratore esistenziale che ti spinge verso il meglio di te, per te, con te e con chi è te, perché si sa che quando si parla di Amore quello con la A maiuscola, così grande che sembra una montagna, l’altro è te in un altro corpo arrivato a sostenerti al suo braccio ogni volta che inciampi.

In tempi senza abbracci, senza contatti, senza incontri, in tempi fermi, l’amore per se stessi consente di iniziare a prendersi cura di sè, ascoltarsi, liberarsi da pensieri e schemi che non ci appartengono e scegliere di vivere la propria vita in amore e libertà, così da proiettare fuori tutto il nostro amore.

Jasmine Di Benedetto

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ODE ALLA RABBIA

La rabbia è così nobile che quando compare mette in luce che qualcosa di fortemente ingiusto e lesivo per noi sta accadendo e lo stiamo vivendo in silenzio.

La rabbia ha l’armatura scintillante di un cavaliere coraggioso.

La rabbia unisce le persone, smuove popoli, gruppi nazioni, ha portato a rivoluzioni, mobilitazioni e diritti, ma la rabbia di oggi dove porta?

La rabbia oggi porta ad un’ulcera allo stomaco, visto che sul corpo si manifesta lì, la rabbia porta a rompere a calci e pugni ogni cosa sotto tiro e a rompere le persone con le parole.

Una rabbia espressa su persone verbalmente e fisicamente dove porta se non ad offendere la rabbia stessa?

La rabbia è romantica.

La rabbia è poetica.

La rabbia ammazza chi la prova se non viene usata.

La rabbia chiede solamente di essere trasformata nel momento in cui arriva dentro di noi.

La rabbia chiede di essere espressa delicatamente nell’arte, di essere raccontata per risvegliare le coscienze, di essere usata come innesco per proporre un cambiamento sociale concreto, leggero e sereno.

La rabbia vuole essere uno strumento per la ri-evoluzione.

La rabbia non può essere sprecata, la rabbia va canalizzata.

La rabbia va esternata come creazione altrimenti è solamente una manifestazione di sofferenza interiore.

La rabbia va onorata e resa oro altrimenti rimane a servizio dell’ingiustizia.

La rabbia non chiede urla o rancore, non tollera il silenzio ma l’espressione.

La rabbia espressa con violenza è sprecare la rabbia.

Onore alla rabbia e alla sua possibilità di mostrare che altri mondi e modi di essere sono possibili.

Che la rabbia di tutti diventi cre-azione di un mondo di cura, gentilezza, gratitudine e libero dalla sofferenza e dalla violenza.

Jasmine Di Benedetto

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il virus della paura e la stampa untrice

Premesso che non tutti i giornalisti sono uguali, non tutti i quotidiani, riviste, periodici o qualsiasi strumento di divulgazione sono venditori di fumo e ciarlataneria, ma quello che sta venendo alla luce in questo periodo di emergenza Coronavirus è il mostruoso menefreghismo mercenario di molte testate.

Si sapeva già ovviamente, ma il gioco di spargere paura ed allarmismo, con notizie falsate e manipolate con l’intento di mettere su un teatrino che favorisca loro e chi da loro favoriti, è alquanto triste.

Gli esseri umani sono pressappoco funzionanti tutti allo stesso modo, chi dice di non provare paura o emozioni soffre di Alessitimia, una ridotta consapevolezza emotiva che è uno schema abitudinario del cervello attivato per non provare il dolore. Quindi sì, siamo tutti uguali ed in ognuno di noi sono presenti delle memorie e dei semi. Se andiamo ad innaffiare i semi quello che succede è che crescono e diventano piante. I semi giovevoli come gratitudine, amore, collaborazione, solidarietà ecc sono semi che servono per vivere al meglio, come singolo e parte della collettività; i semi come paura, odio, razzismo ecc servono a creare un mondo di separazione, individualismo, violenza, omicidi, cioè il mondo in cui noi viviamo oggi e che abbiamo creato e continuiamo a creare.

Se, in una fase così delicata, quello che viene fatto è annaffiare i semi di paura, quello che si genera è panico, fuga, rispetto di nulla e nessuno che degenera in stato di polizia, che non è evoluto, non è libertà ed è anche vergognoso che ci debba essere l’arresto per far sì che le persone siano empatiche verso altre persone.

L’arresto per ricordarci di essere empatici? Ma davvero è servito un decreto?

Ebbene sì, perché la fuga di notizie dell’8 marzo ad opera della stampa nazionale, in merito ad un decreto non ancora ufficiale perché non ancora in Gazzetta, ha fatto sì che gente che aveva il semino della paura già stimolato e che aveva cercato di far finta di niente, continuando una vita mondana in una situazione ormai mutata, si è ritrovata attanagliata da liane mentali ed in uno stato di panico. Invece di osservare la propria umana paura e portarla alla luce per liberarsene, si è fatto finta di stare bene, ma non si poteva stare tranquilli se si era bombardati da notizie funzionali a far fiorire una pianta carnivora e così, dopo l’ennesima mossa, l’inconsapevolezza ha regnato sovrana.

Tutto appare come una sorta di esperimento sociale mediatico che visualizzo così: delle persone dietro a degli schermi lanciano input che attivano virus nei cervelli ed osservano la reazione del gruppo di studio chiuso in una scatola a vetri, una fusione cinematografica tra “The Truman Show” e “Se dio esiste vive a Bruxelles”. Così gli ignari ed inconsapevoli cervelli, in cui a livello sottocorticale la manipolazione aveva attecchito riattivando il virus della paura e dell’egoismo e sfociando in atavici comportamenti guidati dalle antiche memorie di sopravvivenza e in nuovi in quanto nuove sinapsi dell’epoca contemporanea global sono sorte, si sono dati alla fuga e sono scesi giù a portar con loro virus e panico.

In automatico si è creato lo stato di polizia che ha bloccato tutto con un decreto che ha fatto sì che, quelli che giudicavano i valicanti dei confini, a loro volta impazzissero per le scorte assalendo i Carrefour h24.

Il cervello è una sorta di computer pieno di virus, abitudini maladattative e l’unica salvezza è la consapevolezza che è uno spazio di pace tra tutto questo.

Perchè meditare, studiare e nustrirsi di arte?

Non di certo perchè ve lo vendo io, ma perchè questa è una guerra alla paura e questo virus sta regalando a tutti la possibilità di risvegliarsi e tornare artefici della propria vita e viverla con CONSAPEVOLEZZA: l’unico antidoto ad una vita vissuta da zombies guidati dal pilota automatico, addormentati.

Inoltre serve a ripulirsi di tutte quelle memorie epigenetiche e dai pensieri, perchè la cosa più bella è che i pensieri si muovono nell’etere e noi li captiamo e li modifichiamo come il gioco del telefono senza filo e li rimbalziamo ad un altro, che li capta e li modifica e li rilancia e così facendo creiamo qualcosa che a furia di essere rimbalzato diventa reale nella materia, come il virus che adesso esiste nella materia. Il cervello va quindi quotidianamente ripulito, non una volta e non uno, ma sempre e tutti i cervelli perchè siamo tutti connessi, non solo a livello di cuore, sede della coscienza-consapevolezza, ma anche a livello di menti: siamo noi i creatori di questo matrix.

Questo virus è stato un ri-attivatore, sicuramente doloroso e brusco, di tante memorie, emozioni, sentimenti, dolori, facciamo in modo di poterlo ringraziare per averci portato ad un grande salto evolutivo e per averci mostrato come il Capitalismo, che ha creato un individuo scollegato, alienato, funzionale solamente alla produzione, egoista, competitivo, possa oggi decretarsi fallito e si possa, come esseri umani, ritornare a creare, condividere, inventare, usare il denaro come strumento per fare esperienza di vita, esprimersi e monetizzare i propri talenti “lavorando per se stessi”liberi da ogni forma di asservimento e schiavitù.

Jasmine Di Benedetto

#medicinanaturale, Antropologia della vita quotidiana, Antropologia medica, arte, Benessere, Blog, Consapevolezza, Etno-medicina, Meditazione, Mindfulness, Prevenzione, Salute

L’amore ai tempi del corona dramma

Pandemia, panico, paura, contagio, infettati, decessi, vaccino…

Sono parole chiave che richiamano concetti funzionali e topoi fondamentali per la stesura di una sceneggiatura di film o romanzi appartenenti al genere catastrofista, apocalittico, post-apocalittico.

I protagonisti sono un gruppo di eroi di numero variabile, toh diciamo 5, tra cui spicca una coraggiosa e giovane donna che, seppur messa per evitare disparità di genere, mostra come in realtà le donne slegate dall’habitus femminile di focolare domestico, siano in grado di compiere grandi atti e salvarsi la vita al pari degli uomini usando i loro talenti e le loro capacità.

Dopo varie peripezie ed essere riusciti a fuggire il più lontano possibile dall’elemento “alieno”, causante la catastrofe imminente, riescono ad aver salva la vita perdendo conoscenti, amici e parenti per “strada”.

Loro però si salvano perché attingono alle innate qualità dell’essere come il coraggio, l’unione, la condivisione, l’amore e non si separano.

Solitamente muoiono quelli in preda al panico, egoisti, individualisti e lobotomizzati dai mass media.

Buon avventura a tutti e che il Corona Virus risvegli più coscienze possibili!

Jasmine Di Benedetto

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Libera-Mente

Progetto artistico: LUCI ED OMBRE POESIA E PITTURA

Ho creato un corso laboratorio Libera-Mente dopo avere passato mesi a dipingere le emozioni ed i pensieri di cui ero diventata consapevole grazie alla meditazione.

Quello che intendo divulgare e trasmettere è che scegliendo di vedere la meditazione come un’arte che la persona apprende e utilizza per ripulire il cervello da credenze limitanti, paure, giudizi ed aspettative, quello che accade è che si prende coscienza che l’essere umano si libera.

L’essere umano è un aggregato olistico di mente, corpo e coscienza, parti che cooperano e funzionano insieme per consentirci di fare l’esperienza della vita.

La mente esegue delle funzioni per consentire al corpo abitato dalla coscienza di fare esperienza e da questa semplice spiegazione capiamo che siamo tutti uguali, indipendentemente da colori della pelle, lingue e culture, ma la bellezza di ognuno di noi è data dall’unicità specifica di ogni singolo essere vivente, che compie le cose a suo modo, che vive a suo modo, che si esprime a suo modo.

Il modo di vivere che possiamo avere davvero e non sognarlo solamente, è un modo libero, una liber-azione compiuta libera-mente, possiamo essere liberi di vivere senza più essere costretti in automatismi, reazioni automatiche, dipendenze, abitudini.

Liberi esseri unici che fanno libera esperienza di libera vita!

Che vuol dire tutto questo?

Che se meditando entriamo a conoscenza del corpo, delle emozioni che si manifestano su di esso prodotte dai pensieri, impariamo a conoscerci, ascoltarci e scoprire quello che siamo senza più preoccuparci di che parte dobbiamo recitare per essere accettati e riconosciuti.

L’essere umano soffre se non appartiene ad un gruppo perché non si sente riconosciuto, ma in realtà ambisce solamente ad essere riconosciuto da se stesso.

Così che fa il suo Ego (funzione della mente) per proteggerlo dalla sofferenza?

Gli fa indossare delle maschere per proteggersi sia dal riaprirsi di ferite che lo hanno fatto stare male a seguito di un‘ esperienza, sia per fare parte del branco, ma questo castrare la libera espressione di se stessi causa la sofferenza che è diversa dal dolore.

Il dolore si prova nel momento presente e se vissuto a pieno genera catarsi, evoluzione, crescita perché ognuno di noi è un potenziale artista e lo può rendere nella materia, come ti chiederai.

Con l’arte, ricontattando i talenti inespressi che si celano dietro quella maschera che abbiamo messo su come uno scudo!

Se una persona sente il rifiuto da parte degli altri metterà su la maschera dell’evitante, cioè scapperà per non essere nuovamente rifiutata, ma è lì che subentra la magia, l’alchimia delle ombre in luce, del dolore in creazione. È lì che l’evitante invece di scappare deve stare e sentire tutta la paura che lo travolge, stare vuol dire tuffarsi nel dolore e creare con le mani, dipingendo, suonando, disegnando, cucendo, cucinando, facendo giardinaggio…

Creare con le mani vuol dire toccare, vuol dire stare!

Questo è un esempio, ma ogni ferita che l’ego percepisce (rifiuto, abbandono, tradimento, ingiustizia, umiliazione) lo porta ad assumere di default e preventivamente un comportamento-atteggiamento per proteggere la mente da sentire lo stesso dolore e così sarà evitante, dipendente, controllore, rigido, masochista. Possono diventare patologici e quindi disturbi, per questo è importante portarli alla luce e diventare consapevoli di questi schemi maladattativi di sopravvivenza egoica.

Possiamo guarirci dalla sofferenza diventando consapevoli della sua esistenza, ammettendolo a noi stessi!

La sofferenza è diversa dal dolore.

Il dolore sta là, si vive sul momento, come quando sbattiamo la testa ad una mensola, la sofferenza è quel dolore non vissuto che l’ego ci ha censurato dal provarlo e che portiamo dietro latente con noi e che sommato a tutti gli altri dolori diventa sofferenza.

La sofferenza è come uno zaino di pietre che pietra dopo pietra, dolore dopo dolore, diventa sempre più pesante da portare e sopportare.

È qui che subentra la mia visione di meditazione come arte di autoconoscenza, autoguarigione, libera espressione e liber-azione dalla gabbia della mente e strada per essere se stessi.

Jasmine Di Benedetto

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L’arte nella meditazione

Viviamo in una realtà prodotta dalla mente che immaginando crea pensieri, situazioni, che vanno a determinare le esperienze della vita e ad esse ci approcciamo attraverso il corpo, che è sia strumento di conoscenza, sia un tempio che va onorato e rispettato. Possiamo immaginarlo come una tela su cui si esprime l’inconscio, la parte di noi che non è illuminata dalla consapevolezza-coscienza e che si manifesta con i sintomi, ossia micro-narrazioni, con cui racconta quello che si agita nel nostro mondo interiore, in modo tale da farcene diventare consapevoli e consentirci di compiere un’azione con l’obiettivo di migliorarci ed evolvere. Come esseri umani siamo tutti uguali perché siamo alla ricerca della pace interiore e della liberazione dalla sofferenza, così ogni volta che le cose non vanno come vorremmo o cambiano sorge in noi la non accettazione poiché vorremmo controllarle. Mentre la cosa per noi giovevole è accettarle attivamente, cioè riconoscere che come sono ci turbano e che, se vinciamo ogni resistenza al cambiamento e agiamo secondo coscienza, possiamo diventare il mondo che vogliamo. Questo è l’artista, chi manifesta nel mondo di fuori una sofferenza che condivide con gli altri e se ne libera con un atto creativo, che è catartico e può avere varie forme, perché tutto è arte, quando è il prodotto di una ricerca che diventa libera manifestazione della propria unicità attraverso i risvegliati talenti. Per arrivare a rendere nella forma artistica quello che dentro di me si muoveva, ho iniziato a studiare il corpo attraverso la danza dall’età di 5 anni e successivamente ho iniziato a scavare dentro di me, affrontando dei percorsi di ricerca interiore. Sono diventata operatore olistico ed a livello accademico mi sono formata come Istruttore Meditazione Mindfulness. Ho studiato l’essere umano in svariati modi, tempi e culture e così mi sono ri-conosciuta e sono arrivata a comprendere che la stessa vita è un’arte ed ogni vita, ogni azione è un’opera unica, ogni essere umano è un artista che ha una sorta di dovere di condivisione delle scoperte e delle consapevolezze, poiché siamo tutti interconnessi ed immersi nel flusso dell’esistenza. Lo strumento che mi ha permesso di ascoltarmi, di lavorare su di me con l’obiettivo di una liber-azione è stata la meditazione, un’arte che consente a chi la pratica di riconoscere e liberarsi dalle gabbie della mente, dalle credenze e dal giudizio e rendere nella materia un nuovo modo di comportarsi, di pensare, di cucinare, di scrivere, di lavorare, di disegnare, di fare, allineato con l’essere. Liberarsi dall’auto-giudizio, dalla negatività, dall’aspettativa prodotti dalla mente ci porta a scegliere di poter vivere un’esistenza migliore ed attingere al talento che si nasconde, in ognuno di noi, dietro ferite. Viviamo credendo di non essere in grado di fare le cose, sabotandoci per paura di provare, di esporci, di essere giudicati, in questo modo ci castriamo e ci impediamo di vivere liberi solo perché un pensiero, privo di consistenza concreta, passa nella nostra mente e ci blocca. Il dolore è il trampolino, è il clic che consente all’artista di diventare alchimista del piombo in oro, dell’ombra in luce, della resistenza in creazione, della paura in amore. Il dolore va vissuto quando si manifesta e va trasformato in evoluzione, perché è un’esperienza inevitabile. La sofferenza invece è una scelta di opposizione al fluire degli eventi, di non vedere e proporre un modo nuovo di fare le cose, di non prendersi la responsabilità verso sé e gli altri di creare.

Dalla ricerca interiore, alla resa nella materia del dolore in forma artistica, passando attraverso la liber-azione delle emozioni: è così nato il progetto LUCI ED OMBRE POESIA E PITTURA “Resa nella materia del mondo interiore: una ricerca sull’esistenza propria e collettiva, una discesa negli abissi della mente, un monologo poetico della coscienza restituito attraverso la pittura.” L’arte è vita, è ricerca, è conoscenza di sè, è auto-guarigione e così ogni artista, ogni creatore, porterà il suo apporto per salvare il mondo.

Jasmine Di Benedetto