Browsing Category

Antropologia della vita quotidiana

Antropologia della vita quotidiana

Divinità moderne

fantasy-3186483_1920

Il Pantheon mitologico classico sia greco sia romano ci ha presentato divinità antropomorfe, ma questo cosa vuol dire? E’ semplice, le divinità erano la manifestazione fisica, la personificazione dei vizi, delle pulsioni negative, dei tabù, delle emozioni negative, dei moderni stili di personalità degli esseri umani. Gli Dei, specchi degli umani, vivevano in un loro specifico mondo, come ad esempio l’Olimpo ed occasionalmente scendevano sulla terra per fare cose.

La psicologia moderna occidentale ed il Manuale DSM hanno ricondotto quello che nell’epoca classica l’uomo reputava prerogativa divina, e così esorcizzava, a tratti-stili di personalità, se prendiamo ad esempio il narcisismo le correnti esistenzialiste olistiche lo collegano alla profonda ferita animica collegata al controllo. Ferite possedute collettivamente e condivise dalla coscienza universale che si attivano nel singolo in diverse fasi della vita, trascese diventano talenti.

Se le divinità moderne classiche specchiavano i vizi e le debolezze degli umani di quel tempo, allora le nostre contemporanee, che sono i personaggi famosi portati alla ribalta dai social e dai mass media e venerati dalla massa, specchiano il narcisismo, l’odio, l’invidia, la superficialità, l’individualismo, l’avarizia del singolo essere umano.

L’antidoto citando i Dalton Bootboys “non serve essere antifascisti se mai i toni che usi sono gli stessi”.

 

Jasmine Di Benedetto

“La riproduzione di informazioni e notizie è lecita purché non sia effettuata con l’impiego di atti contrari agli usi onesti in materia giornalistica e purché se ne citi la fonte.”

Art. 101 comma 1 della legge 633/41 sulla protezione del diritto d’autore.

Antropologia della vita quotidiana

Mediti?! Ehh allora sei buddista?!

 

smoke-1031060_1920

Mediti allora sei buddista equivale a “la masturbazione nell’adolescenza porta cecità!”

Mediti allora non puoi più fare un aperitivo, bere una birra, andare ad una festa, avere un partner, e così infiniti stereotipi collegati alla meditazione.

Praticare l’antica arte della meditazione non prevede una conversione al Buddismo e non appartiene solamente ai buddisti.

Ha le sue radici nella tradizionale scuola del Buddismo Theravada, che tra l’altro è più consono a mio parere, sennonché romantico, definirlo filosofia di vita invece di religione.

La scelta del paragonarla alla masturbazione è finalizzata a mostrare quanto entrambe siano processi propri dell’essere umano ed essendo noi animali culturali, la masturbazione la continuiamo ad apprendere attraverso la pornografia, mentre per la meditazione abbiamo perso, o forse come occidentali mai posseduto, la trasmissione di tal arte e la possibilità di apprendimento, ma oggi siamo in molti a divulgare le tecniche da noi studiate.

Esistono tantissime tipologie e tutto quello che giova all’essere umano è bene che egli lo faccia, che sia la Mindfulness, la Vipassana, la Meditazione Sonora, la Meditazione Attiva, la Meditazione Trascendentale…

Oltre a permettere di ricontattare se stessi, ad allargare lo spazio della consapevolezza con lo scopo di inglobarci tutta l’esistenza affinché si possa scegliere liberi, la Mindfulness, nel mio caso specifico, è una pratica che ha effetti positivi su neurogenesi e cambiamenti strutturali e funzionali del cervello, stress, ansia, panico, regolazione emotiva, dipendenze, problemi del sonno, migliora la circolazione sanguigna e lavora nel prevenire le demenze,  gestione del dolore e delle malattie come cancro, controllo dei sintomi delle malattie, prestazioni sportive, attentive e concentrative, studio e lavoro, pace interiore e libertà di scelta.

 

Jasmine Di Benedetto

“La riproduzione di informazioni e notizie è lecita purché non sia effettuata con l’impiego di atti contrari agli usi onesti in materia giornalistica e purché se ne citi la fonte.”

Art. 101 comma 1 della legge 633/41 sulla protezione del diritto d’autore.

Antropologia della vita quotidiana

Story of my life

 

14889973_10210972722304339_2378408367925219267_o

Mi chiamo Jasmìne Di Benedetto, sono nata a Roma il 21 novembre 1985 ed ho trascorso buona parte dell’infanzia vivendo in diversi centri cittadini, prevalentemente dell’Abruzzo, caratteristica che ancora oggi mi appartiene e manifesta la mia volontà di conoscere sempre più posti ed abitanti del mondo.

Mi sono avvicinata allo studio della danza all’età di cinque anni ed ho continuato il percorso approfondendo diverse tecniche, ma ho espresso da sempre la mia anima artistica, oltre che attraverso il corpo, anche attraverso la scrittura che divulgo attraverso il mio blog antropologiadellavitaquotidiana.wordpress.com.

Con l’inizio della fase adolescenziale è sbocciato in me il seme della ribellione, che ho indirizzato impegnandomi in prima persona per diverse cause, fondando e prendendo parte ad un’associazione filantropica ” Giro di Vento” ed interessandomi sempre più alla conoscenza dell’essere umano. Ho così scelto un percorso di studi accademico di tipo umanistico ed ho conseguito prima un titolo di laurea triennale in Storia e successivamente una laurea magistrale in Discipline Etno-antropologiche presso Sapienza Università di Roma.

Guidata da un personale desiderio di ricerca del senso dell’esistenza, necessità dettata dal contesto storico- culturale e politico caratterizzante la società in cui oggi viviamo, mi sono avvicinata alle discipline olistiche.

Ho deciso successivamente di approfondire scientificamente la mia conoscenza in merito alle pratiche meditative ed ho conseguito un Master in Medicina e Psicologia di II livello in “Mindfulness: pratica, clinica e neuroscienze” presso la Sapienza Università di Roma. Sono diventata Istruttore Mindfulness e Protocollo MBSR, titolo rilasciato da Abruzzo Mindfulness e San Diego School of Medicine.

Il mio intento è far conoscere al prossimo la possibilità di vivere in maniera libera, consapevole, interconnessa, amorevole e rispettosa, chiave per rivoluzionare il mondo partendo da se stessi con lo scopo di manifestare un’esistenza non condizionata da forme pensiero, oggetti mentali e credenze ereditate da una società individualista, global e capitalista. Attualmente divulgo conoscenza, cultura e consapevolezza attraverso eventi, laboratori, spettacoli ed articoli.

Sono in pubblicazione due miei libri entrambi previsti in uscita in autunno.

 

Jasmine Di Benedetto

“La riproduzione di informazioni e notizie è lecita purché non sia effettuata con l’impiego di atti contrari agli usi onesti in materia giornalistica e purché se ne citi la fonte.”

Art. 101 comma 1 della legge 633/41 sulla protezione del diritto d’autore.

 

Antropologia della vita quotidiana

L’ARTE SALVERA’ IL MONDO

moon-2762111_1920

 

Siamo tutti artisti, siamo tutti dotati di talenti ma ne siamo inconsapevoli, siamo tutti dotati di quelle ferite nell’anima, quegli squarci che pulsano forte quando un dolore le riattiva, come se l’acqua del mare fosse buttata su un taglio aperto.

Siamo tutti artisti quando trascendiamo il dolore ed andiamo oltre il giudizio, il senso di colpa, la sofferenza protratta, l’aspettativa e stiamo con le cose così come si manifestano e le sentiamo tutte, sentiamo su ogni centimetro di pelle, in ogni organo come si diffonde il dolore.

È il dolore l’altra faccia del talento, è il dolore che è l’attivatore ed è lì che l’Ego indossa una maschera che diventa uno stile di comportamento e personalità, ma lo fa per proteggerci dal dolore, inconsapevole che è lì che si innesca la creazione.

Il dolore è inevitabile perché è dal caos che nasce l’ordine.

Siamo tutti dotati di ferite, siamo tutti inconsapevoli portatori di talenti nascosti. Siamo tutti in grado di portarli alla luce.

Anche la meditazione è un’arte, è l’arte dell’indagare i processi mentali per non essere identificati ed imparare a stare con le cose come sono, è l’arte del ricontattare il corpo ed entrare a contatto con il nostro tempio, con lo strumento con cui facciamo esperienza di vita, è l’arte del contattare il respiro che ci àncora al momento presente, alla nostra essenza, è l’arte del sentire i suoni andare e venire.

L’arte dello scendere a contatto con la propria natura ci insegna a lasciar emergere dalla coscienza la sua capacità di manifestarsi creativamente e di portare nel mondo la bellezza dell’armonia e della luce, perché ogni cosa dentro è illuminata.

 

Jasmine Di Benedetto

“La riproduzione di informazioni e notizie è lecita purché non sia effettuata con l’impiego di atti contrari agli usi onesti in materia giornalistica e purché se ne citi la fonte.”

Art. 101 comma 1 della legge 633/41 sulla protezione del diritto d’autore.

Antropologia della vita quotidiana

No pain No gain

 

boxer-2577875_1920

 

Ormai si sente parlare di Mindfulness come se fosse un marchio al pari delle magiche e rapidissime cure dimagranti, specchio di pigre allodole che vorrebbero perdere mille chili in 7 giorni senza impegnarsi.

La verità è che la consapevolezza si attiva lavorando su di sè, avvicinandosi al dolore e non sfuggendo da esso. Lo so è brutale ma è così.

No pain No gain!

Siamo umani e siamo pigri, tendiamo a cercare soluzioni fuori da noi, è più facile chiedere a Dio di farci trovare la pace, allo Stato di farci avere i soldi e ai dottori di guarirci dal male di vivere.

Siamo umani pigri ed infantili, cediamo il nostro potere di creazione, anche definibile responsabilità dell’esistenza, fuori da noi perché vittime dell’infantilizzazione socioistituzionale.

Siamo umani e crediamo che la felicità che prova Tizio deprivi Caio della possibilità di esserlo, dimenticando così il fatto di essere tutti interconnessi, uguali e unici, tutti sofferenti alla ricerca della pace interiore.

Abbiamo dimenticato che il dolore è la chiave, è l’altra faccia della medaglia, senza dolore non si evolve, il dolore trasceso superando la crisi della presenza che causa perdita di agentività-capacità di stare al mondo, è evoluzione.

Si salta, si evolve stando con le cose così come sono, affrontandole, osservandole ed entrando nel dolore e non sfuggendo.

Così avviene la trasformazione. L’alchimia del piombo in oro, del dolore in evoluzione e non sfuggire dal dolore rendendolo sofferenza prolungata trasportata come uno zaino che diventa sempre più pesante.

 

Jasmine Di Benedetto

“La riproduzione di informazioni e notizie è lecita purché non sia effettuata con l’impiego di atti contrari agli usi onesti in materia giornalistica e purché se ne citi la fonte.”

Art. 101 comma 1 della legge 633/41 sulla protezione del diritto d’autore.

Antropologia della vita quotidiana

La donna che mi insegnò a cucire

a5745ec34f0d4edb488d8e9bf8842ce1

La credenza che le donne debbano essere madri dei loro figli, mogli dei loro mariti, lavorare in posti part time per adempiere a queste funzioni, dove sono mal pagate ma ben vestite, stanche ma risplendenti, sofferenti ma solari, ha creato in loro identificazioni con l’idea di essere fallite se non in grado di spuntare da sole tutte le tacche della lista.

Sono figlia di una donna che mi ha educato ad amare con libertà, così tanta che da appena sposata per questioni logistiche lei ed il marito vivevano in città separate, così tanta che incinta visse gravidanza e parto a Roma mentre suo marito era per lavoro a Bruxelles, così tanta che 9 anni dopo vinse un concorso e migrò al Nord per un po’.

Come figlia vissi quella fase come un lutto, un abbandono, sostenuto dai giudizi delle suore che avrebbero dovuto insegnarmi una religione venendo da una famiglia spirituale ma non praticante, ma quello che accadde tra le mura dell’istituto e tra le stanze della mia mente fu solo reputare mia madre una stronza che mi aveva abbandonato e vivere gli anni successivi in una sofferenza ed in un pensiero dicotomico sulla femminilità. Così per essere me stessa, per vivere il sogno della bambina che voleva raggiungere degli obiettivi elevati, mi parve ovvio che dovevo trasformarmi in un maschio.

Stereotipi su stereotipi, credenze su credenze che come virus contaminano cervelli che fondendosi nel grande unico cervello degli esseri umani interconnessi, generano sensi di colpa in chiunque, indipendentemente dal genere sessuale, cerchi di seguire la propria strada, quella dove ti porta il cuore sede della coscienza, l’essenza di noi. Costruendola momento per momento, la via, e ripulendo il cervello da ogni sorta di infiltrazione possiamo veramente vivere, perché lo sappiamo bene che per quanto alcune cose ci sembrino assurde sono memorizzate dai tempi dei tempi e portano ad esprimersi in giudizi, perché l’essere umano si sa che fa così, inconsapevole della natura prettamente culturale del giudizio, pura etichetta. Ormai si sa che ogni essere umano identificato con il suo Ego ha bisogno di sentirsi superiore ad un altro, ad altri, per non crollare e sentire quel vuoto che è assenza di sé e pura libertà.

In parole povere abbiamo paura di sentirci liberi, tendiamo ad identificarci con una funzione della mente-Ego solamente perché ci detta delle regole, è una sorta di costituzione creata e condivisa ma sulla base delle paure, sulla paura di esprimersi liberi ognuno secondo coscienza, che come si sa è l’unica vera governatrice della barca che naviga tra le onde della vita. Così, ascoltando la voce della coscienza che emergeva dal centro del petto espandendosi nel mio corpo e trasformandosi in concetto comprensibile dal cervello, ho un giorno compreso quello che ho sempre sentito e rotto ogni sorta di sofferenza, ho capito che ogni donna è madre di figli messi al mondo dagli altri perché, se da un lato delle donne castrate nella possibilità di amarsi e dare amore condannavano la scelta di una madre di essere anche donna, dall’altro lato c’era una donna che non aveva avuto suoi figli e che a quel tempo incondizionatamente mi riempì d’amore e mi insegnò a cucire.

Con profonda gratitudine a lei e ad ogni donna che ha incrociato il mio cammino.

A tutte le donne, con amore e stima.

Jasmine Di Benedetto

“La riproduzione di informazioni e notizie è lecita purché non sia effettuata con l’impiego di atti contrari agli usi onesti in materia giornalistica e purché se ne citi la fonte.”

Art. 101 comma 1 della legge 633/41 sulla protezione del diritto d’autore.

Antropologia della vita quotidiana

Scusami Wilson!

wilson

 

Nel film Cast Away  Tom Hanks-Chuck Noland, naufrago disperso su un’isola deserta, trasforma un pallone da pallavolo in un compagno di vita, confidente e supporto psicologico. L’atto spontaneo compiuto dal naufrago ben si presta a spiegare la natura dell’essere umano quale animale sociale, duale e non individualista, relazionale e non isolato, cooperativo e non competitivo, che per vivere ha bisogno di essere tra simili e collegato alla terra ed al cielo, cosa che il protagonista riscopre a seguito della traumatica vicenda che lo esorcizza dal potere, dal capitalismo e dall’egoismo, obbligandolo a vivere un’esperienza di ritorno alle origini primordiali. Crearsi un compagno per non impazzire è dare vita ad un surrogato di relazione con il prossimo a fini della preservazione della salute mentale e di crearsi uno specchio, cosa che è ogni essere che incrocia il nostro cammino in ogni momento dell’esistenza. Uno specchio al quale sarà lui a dare voce e vita e sul quale manifesterà le sue zone in ombra non essendo l’oggetto animato, ma tale scelta letta secondo una nuova chiave di lettura, quella di una PsicoAntropologia della consapevolezza, dimostra la tesi della condivisa natura relazionale di tutti gli esseri umani, tra di loro interdipendenti ed interconnessi, singole manifestazioni del tutto.

 

Jasmine Di Benedetto

“La riproduzione di informazioni e notizie è lecita purché non sia effettuata con l’impiego di atti contrari agli usi onesti in materia giornalistica e purché se ne citi la fonte.”

Art. 101 comma 1 della legge 633/41 sulla protezione del diritto d’autore.

Antropologia della vita quotidiana

Essere umani

A noi “umani” risulta così difficile comprendere che ogni essere sulla terra sta facendo la sua esperienza di vita e che siamo tutto e siamo nulla e di sicuro non siamo autorizzati a stabilire il giusto e lo sbagliato nella vita altrui, per vari motivi compreso il fatto che sono due etichette culturali ed in quanto tali non naturali, quindi non universali. Cosa è normale e cosa no, cosa è giusto e cosa no e soprattutto dove come quando e per chi. Giovevole è una cosa diversa. Giovevole è frutto di una scelta di coscienza e si sa che la coscienza è amorevole. La coscienza punta al bene collettivo, non è razzista, non vede diverso, non separa ma unisce. La coscienza vibra alto. La coscienza è condivisione ed è condivisa, è per sua natura collettiva, è un canale di accesso ad uno spazio universale, al divino.

Perdiamo così tanto tempo, fiato ed energia a dire “se fossi io farei così…”o frasi simili. Tutto questo spreco che spacciamo per eroismo è perdita, stasi, immobilità, paura di lavorare sui propri nodi, è giocare a salvatore dell’universo, forse per tentare di salvarsi per interposta persona.

Jasmine Di Benedetto

“La riproduzione di informazioni e notizie è lecita purché non sia effettuata con l’impiego di atti contrari agli usi onesti in materia giornalistica e purché se ne citi la fonte.”

Art. 101 comma 1 della legge 633/41 sulla protezione del diritto d’autore.

Antropologia della vita quotidiana

Should I stay or should I go?

 

lost-1605501_1920

 

Quando accettiamo il fatto che tutto quello che ci accade, nel momento preciso in cui accade, è per noi funzionale a fare un salto in avanti sulla via della liber-Azione diventiamo creatori della realtà successiva, questo ovviamente se ogni volta che è necessario prendere una decisione esercitiamo il diritto di scelta invece di stare in balia degli eventi che noi stessi creiamo inconsciamente. Scegliere di stare scegliere di andare, scegliere di restare uguali scegliere di cambiare, scegliere di non vedere il dolore scegliere di accettare. La chiave dell’evoluzione sta nella scelta, nella scelta di accettare di poter cambiare le cose se causano sofferenza, la scelta di smettere di programmare e lasciar che le cose accadano, la scelta lasciar fluire accettando di aver paura, la scelta del rischio che comporta accettare le proprie responsabilità di creatore smettendo di incolpare il fuori. La scelta del singolo di scegliere una parte si riversa sulla collettività, la scelta dell’uno per il giusto è la scelta di un giusto collettivo.

 

Jasmine Di Benedetto

“La riproduzione di informazioni e notizie è lecita purché non sia effettuata con l’impiego di atti contrari agli usi onesti in materia giornalistica e purché se ne citi la fonte.”

Art. 101 comma 1 della legge 633/41 sulla protezione del diritto d’autore.

Antropologia della vita quotidiana

Being Human

creation-1815830_1920 (1)

 

Gli attriti, le liti, le infatuazioni, i legami sono tutti processi creati dalla mente che proietta sull’altro o il ruolo di carnefice o il ruolo di salvatore, con l’unico scopo di cedere il potere fuori da sè ed incolpare l’altro o caricarlo della responsabilità della sua salvezza.

Noi, esseri umani, siamo animali sociali, duali e relazionali che vuol dire che siamo l’altro, ogni altro che incontriamo durante il viaggio della vita è un maestro che mostra parti di noi, le ombre, le parti buie che altrimenti non vedremmo e che se nel vederle siamo infastiditi, è perché le rifiutiamo in noi. L’accettazione amorevole delle debolezze osservate nude, senza caricarle di giudizi o consigli o arrogante saccenza, porta all’accettazione e quindi all’integrazione delle stesse in noi, conduce ad un’alchimia del piombo in oro, del buio in luce. La consapevolezza compassionevole che noi siamo l’altro, che siamo tutti esseri umani, genera la vera libertà dai veleni inquinanti la mente quali:

illusione che le cose siano come noi vogliamo e non come effettivamente si manifestano, cosa che fanno per la nostra evoluzione,

l’attaccamento a ciò che riteniamo di vitale importanza e generatore della nostra felicità, il rifiuto verso quello che in noi genera disgusto.

L’accettazione delle nostre ombre, quelle che andiamo a giudicare come debolezze o orrori, comporta un cambiamento nelle relazioni, cade la tensione verso la situazione o la persona che è li per mostrarcele ed orienta l’esistenza verso la strada della libertà della coscienza che si muove lungo un cammino di pace interiore.

 

Jasmine Di Benedetto

“La riproduzione di informazioni e notizie è lecita purché non sia effettuata con l’impiego di atti contrari agli usi onesti in materia giornalistica e purché se ne citi la fonte.”

Art. 101 comma 1 della legge 633/41 sulla protezione del diritto d’autore.