Blog

anarchia della coscienza

La coscienza non è definibile a livello cognitivo, si può provare a farlo, ma si priverebbe il lettore della sua bellezza: ossia la sua natura meramente esperienziale e personale.

Essere coscienza vuol dire essere presenti a se stessi, sperimentare uno stato di centratura, calma e pace interiore scevro da limiti spazio temporali, ma essere coscienza significa anche essere e percepire la propria scintilla divina, dove per divino si intende la Natura che si è incarnata in ogni vivente nella forma eterea di energie sottili, che dai tempi dei tempi sono state chiamate in vari modi dalle diverse discipline orientali ed occidentali, a dimostrazione del principio che regolala vita: siamo tutti Uno, ossia siamo microcosmi perfetti che cooperano alla creazione del macrocosmo, che a sua volta garantisce l’esistenza e l’equilibrio del tutto.

Coscienza significa anche essere consapevoli di essere nati per sperimentare la libertà e l’indipendenza dalla gabbia mentale, dalle credenze e dai pensieri limitanti perché possediamo già una guida interiore: il sapere del cuore, a cui non interessa stabilire a priori o secondo dei calcoli di profitto cosa è giusto o cosa è sbagliato, come è conveniente o meno stare nel mondo. Non esiste un corretto modo di fare esperienza della vita, non ci sono regole per il cuore, ma lo conducono i principi di amore e libertà e se cammineremo ognuno lungo la propria “retta via”, come la chiamano i buddisti, manifesteremo nel mondo la nostra unicità che persegue in modo naturale e spontaneo il bene comune.

Per essere coscienza è necessario addomesticare la voce della mente condizionata dalle false credenze e, una volta ripulita e sbendata dalle illusioni della dualità, cominciare a percepire uno spazio che si allarga grazie al processo di addestramento dell’attenzione: essa viene sganciata dai processi mentali e ricondotta al momento presente dove ci apriamo a questo stato di calma e presenza.

Viviamo nella dualità, il mondo della materia si regge su coppie di categorie oppositive come bello brutto, giusto sbagliato, bene male, sano malato a cui noi diamo il valore di giovevole o non giovevole, dimenticando che la vita è un susseguirsi di nude esperienze e, così, quello che definiamo incoscienza ci viene in aiuto per farci comprendere la coscienza stessa.

Siamo incoscienti quando siamo fuori da noi, decentrati, compiamo azioni non allineate con quello che è la nostra guida interiore e quindi definibili senza etica, se attingiamo al linguaggio filosofico. Tutto questo spiega per opposizione cos’è la coscienza, un po’ come comprendere cos’è la salute a seguito della comparsa della malattia.

La coscienza è anarchica non ha capo, è essa stessa il suo capo e non ha voce, ma è un sentire inteso come un percepire che si trasforma nell’essere, è un sapere immediato non filtrato dalla mente, è un lampo di luce in una notte buia.

dott.ssa Jasmine Di Benedetto

Previous Post Next Post

You Might Also Like