Antropologia della vita quotidiana

Mediti?! Ehh allora sei buddista?!

 

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Mediti allora sei buddista equivale a “la masturbazione nell’adolescenza porta cecità!”

Mediti allora non puoi più fare un aperitivo, bere una birra, andare ad una festa, avere un partner, e così infiniti stereotipi collegati alla meditazione.

Praticare l’antica arte della meditazione non prevede una conversione al Buddismo e non appartiene solamente ai buddisti.

Ha le sue radici nella tradizionale scuola del Buddismo Theravada, che tra l’altro è più consono a mio parere, sennonché romantico, definirlo filosofia di vita invece di religione.

La scelta del paragonarla alla masturbazione è finalizzata a mostrare quanto entrambe siano processi propri dell’essere umano ed essendo noi animali culturali, la masturbazione la continuiamo ad apprendere attraverso la pornografia, mentre per la meditazione abbiamo perso, o forse come occidentali mai posseduto, la trasmissione di tal arte e la possibilità di apprendimento, ma oggi siamo in molti a divulgare le tecniche da noi studiate.

Esistono tantissime tipologie e tutto quello che giova all’essere umano è bene che egli lo faccia, che sia la Mindfulness, la Vipassana, la Meditazione Sonora, la Meditazione Attiva, la Meditazione Trascendentale…

Oltre a permettere di ricontattare se stessi, ad allargare lo spazio della consapevolezza con lo scopo di inglobarci tutta l’esistenza affinché si possa scegliere liberi, la Mindfulness, nel mio caso specifico, è una pratica che ha effetti positivi su neurogenesi e cambiamenti strutturali e funzionali del cervello, stress, ansia, panico, regolazione emotiva, dipendenze, problemi del sonno, migliora la circolazione sanguigna e lavora nel prevenire le demenze,  gestione del dolore e delle malattie come cancro, controllo dei sintomi delle malattie, prestazioni sportive, attentive e concentrative, studio e lavoro, pace interiore e libertà di scelta.

 

Jasmine Di Benedetto

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